I FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI MARIA SS. DI CUSTONACI
|
Nota dell’Autore
In Sicilia non esiste paese che non festeggi <<con mercati, canti, processioni, pellegrinaggi, musiche, fuochi, luminarie (…) e con gli inevitabili tamburi>> 1 il proprio santo patrono. Ragion per cui anche la cittadina di Custonaci non poteva in alcun modo rimanere esclusa da questa diffusissima e consolidata tradizione Isolana. Visto e considerato peraltro che da diversi secoli si professa nel suo territorio il culto verso la Vergine Maria, che risulta a sua volta intimamente legato, come si vedrà meglio in seguito, al più antico culto per Venere ericina. Del resto <<il bisogno di protezione e di tutela per superare le difficoltà e i pericoli dell’esistenza, è stato sempre vivo negli uomini fin dai tempi più remoti. Già prima dell’avvento del cristianesimo, le divinità pagane erano oggetto di culto, un culto che si esprimeva attraverso una serie di manifestazioni rituali di carattere commemorativo e festivo, che più tardi appariranno anche nella cultura cristiana>>2. Per secoli e secoli infatti in quello stesso Agro ericino dove oggi prende territorialmente vita Custonaci si svolsero i festeggiamenti (Anagòghie e Katagòghie) in onore di Venere ericina, con i quali si celebrava <<la partenza della dea insieme colle sue colombe per la Libia e quindi il suo ritorno dopo nove giorni. (…) Ma giungeva intanto la nuova religione in Sicilia e la dea era cacciata dall’antica sede. Ai piè del monte Erice sorgeva [infatti] il tempio della Vergine Maria e i ministri del nuovo culto creavano la tradizione che il vecchio tempio ericino era miracolosamente crollato la notte stessa della nascita di Gesù>>3. In realtà, nonostante ad Erice la devozione verso Maria di Nazareth risalga, secondo il Castronovo, al IV secolo dell’era cristiana <<prima sotto il titolo di Nostra Signora della Neve, poscia in quel della Stella, indi in quello dell’Assunta e finalmente nel XVI sec. in quello di Custonaci>>4, per la chiesa ericina il tentativo di diffondere il suo culto si rivelò assai più difficoltoso del previsto. I chierici del “monte” ebbero infatti modo di rendersi conto abbastanza facilmente che per sbaragliare la devozione verso Venere ericina era necessario intervenire con qualche espediente anche sulle sue celebrazioni annuali5, poiché tali festeggiamenti richiamavano ancora <<da tutte le contrade vicine le popolazioni dell’Agro, che accompagnavano l’immagine della Dea per le tortuose vie cittadine fino al suo luogo di residenza>>6. Ecco perché i <<giurati>> della città si videro costretti, attraverso una petizione, a chiedere al Viceré l’autorizzazione a nominare due <<maestri>> che sovrintendessero l’annuale ricorrenza di ferragosto e che in pratica <<foro ordinati per lo Sommo Pontefice, tando era per estirpare et radicitus distrudiri lo concorso grande delle genti, le quali veniano a vedere lo Templo della Dea Venus>>7. A seguito di tanta sollecitudine, e non poteva essere diversamente, la sostituzione dei due culti ed in particolare delle due feste fu portato a compimento, ma non senza lasciare un retaggio religioso e culturale tra gli abitanti dell’Agro ericino. Il clero fu costretto infatti a fare buon viso a cattivo gioco, mantenendo <<sotto il cristianesimo riti che avevano attraversato i secoli e che evidentemente erano duri a morire>>8. Non è che poi si tratti di nulla di eccezionale, tant’è vero che diversi “sicilianisti” tra cui Andrea Camilleri riconoscono, senza scomporsi più di tanto, che <<certe feste religiose appartengono per alcune manifestazioni più alla latata pagana dei siciliani che a quella cattolica>>9. Ecco perché non appare per nulla inverosimile l’inizio, con buona probabilità nel 1572, delle festività in onore di Maria SS. di Custonaci proprio con un pellegrinaggio da Custonaci ad Erice, quasi a perpetuare le antiche tradizioni pagane: <<Venere era festeggiata [infatti] dagli ericini e dai forestieri nel suo immaginario ritorno dai lidi africani; e Maria SS.ma viene celebrata dagli ericini e da moltissimi altri nei suoi reali trasporti in Monte San Giuliano dalla sua residenza sull’erma collina di Custonaci>>10. Non può, e non deve, assolutamente stupire di conseguenza se nel corso dei secoli i <<trasporti>> furono spesso concomitanti con le annuali celebrazioni, anche perché <<il desiderio degli ericini di poter festeggiare il sacro dipinto nella propria città portò (…) al frequente trasporto del quadro (…) in uno scenario biblico per luoghi e per fede>>11. ___________________________________ 1 Giuseppe Pitrè, Feste patronali in Sicilia, Palermo 1900. 2 Maria Adele Di Leo, Feste patronali di Sicilia, Roma, Newton & Compton editori S.r.l. 1997. 3 Emanuele Ciaceri, Culti e miti nella storia dell’antica Sicilia, Catania 1910. 4 Giuseppe Castronovo, Le glorie di Maria SS. di Custonaci, 1861. 5 Del resto anche per la solenne festa del Natale avvenne qualcosa di simile. Inizialmente infatti la data variava a seconda delle città, solo nel 330 venne scelto il 25 dicembre per contrapporre il Natale cristiano alla festività pagana della nascita del sole (Natalis Solis Invicti). 6 Gaspare Scarcella, I Santi di Sicilia, Antares Editrice 2001. 7 Vito Carvini, De origine, antiquitate et statu Regiae matricis Ecclesiae ac inexpugnabils Eryci hodie Montis S. Juliani, Palermo 1687. 8 Lorenzo Zichichi,Storia di Erice, Palermo, Sellerio 2002. 9 Andrea Camilleri, Biografia del figlio cambiato, Milano, Rizzoli 2000. 10 Giuseppe Castronovo, Le glorie … Op. cit. 11 Vito Vaiarelli, Custonaci la riviera dei marmi, Palermo 1983.
|