IL BACINO MARMIFERO DI CUSTONACI


Nota dell’Autore

         Il presente volume non ha la pretesa di trattare con rigore scientifico i principali aspetti del “bacino marmifero di Custonaci”, ma piuttosto si pone l’obiettivo di fornire al lettore un’ampia panoramica su tutti quegli elementi di forte caratterizzazione che ne hanno consentito la nascita e lo sviluppo. Ecco perché, al fine di comprendere le diverse fasi che ne hanno contraddistinto l’evoluzione, si è reso necessario effettuare un viaggio a ritroso nel tempo fino a giungere a ridosso degli anni 50, quando Custonaci, grazie alla vocazione estrattiva del suo territorio, scelse con coraggio d’intraprendere quel cammino industriale che oggi le consente di essere legittimamente identificata, per la consistenza e per la qualità delle sue produzioni, quale indiscussa “capitale” del marmo siciliano.
      Nientemeno che i quattro quinti dell’intera produzione isolana provengono infatti dal “bacino marmifero di Custonaci”, che non a caso annovera un centinaio di cave in attività, una novantina tra segherie e laboratori e circa 3.000 addetti tra attività dirette ed indotto. Questi dati , che fotografano l’imponente dimensione di una realtà industriale in piena ascesa, non possono essere certamente ricondotti ad un caso fortuito, ma piuttosto ad un’attenta e sana gestione aziendale portata avanti non senza difficoltà, come si vedrà meglio in seguito, dalla locale classe imprenditoriale.
        L’industria di trasformazione delle pietre naturali costituisce pertanto, assieme ai settori produttori di “beni tipici” (enologico, oleario ed ittico), uno dei principali punti di forza dell’intera economia trapanese, dimostrandosi capace d’indirizzare, con sempre maggiore frequenza e con sempre maggiore successo, i propri prodotti in numerosi mercati . Ne è prova del resto l’incessante immissione dei marmi custonacesi, oltre che negli ormai classici mercati del medio ed estremo oriente (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi, Quatar, Baherein, Libano, India, Hong Kong, Singapore etc.) ed in quelli europei e nordamericani, anche in nuove ed interessanti piazze commerciali quali quelle del Maghreb (Marocco, Algeria, Libia etc.) o dell’Africa centro-meridionale (Nigeria, Sudan, Costa d’Avorio etc.).
       Personalmente ho ritenuto che fosse se non altro doveroso, sulla scia delle eloquenti considerazioni sopraccennate, richiamare l’attenzione, anche attraverso poche pagine, sulla particolare importanza assunta nel processo di sviluppo socio-economico della provincia di Trapani dal “bacino marmifero di Custonaci”, non solo, e non tanto, evidentemente per i prestigiosi risultati già conseguiti, ma anche per le interessanti prospettive che lasciano presagire per il futuro ancora numerosi ed importanti successi imprenditoriali.

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Il “bacino marmifero di Custonaci” produce, infatti, circa l’85 % del marmo siciliano (che corrisponde al 15,7 % su scala nazionale ed al 2,7 % su quella mondiale), realizzando un giro d’affari medio/annuo di oltre 90 milioni di euro (mentre il fatturato medio/annuo per azienda è di circa 700.000 euro), con una incidenza del 48 % sul fatturato del comparto regionale e del 2,4 % su quello nazionale.

Fonte: Consorzio Perlato Sicilia - Custonaci.

Il “bacino marmifero di Custonaci” produce, infatti, annualmente circa 250.000 metri cubi di marmo, di cui ben il 70 % viene esportato in ogni angolo del mondo.

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