L’ESPERIENZA DELLA S. FERDINANDO RE

Nota dell’Autore

Q   Questo breve scritto è in parte il frutto della minuziosa ricerca, che in verità ormai dura da diversi anni, sull’evoluzione socio-politica di Custonaci e che stavolta ha voluto approfondire, mediante l’archivio di Angelo Messina da cui si è attinto, per l’ennesima volta, a piene mani, l’esperienza dell’associazione giovanile “S. Ferdinando Re” alla “vigilia” dell’Autonomia amministrativa.

      L’organizzazione legata all’Azione Cattolica consentì infatti ai giovani custonacesi d’intraprendere non solo iniziative religiose, sociali e culturali come è logico che fosse, ma anche quelle di carattere politico, nel senso che li rese, a cavallo degli anni 40, direttamente partecipi di un vero e proprio processo democratico.

     L’esperienza associativa effettuata in seno all’Azione Cattolica costituì pertanto la pietra miliare su cui tanti giovani dovevano, attraverso lo sviluppo di uno straordinario senso di appartenenza, iniziare a mobilitarsi per una Custonaci vista, per la prima volta nella sua storia, come entità distinta dalla madre Erice1. E guarda caso proprio quell’orgoglio, se vogliamo apparentemente campanilistico, sviluppatosi tra i militanti della “S. Ferdinando Re” si sarebbe presto rivelato decisivo per la nascita civica della loro borgata. Attorno infatti alla figura di Angelo Messina, leader indiscusso dell’associazione d’ispirazione cattolica,

confluirono le condizioni necessarie affinché la piccola frazione collinare intraprendesse, alla conclusione del secondo conflitto mondiale, quel percorso di rivendicazione della propria identità territoriale che si sarebbe arrestato solo dopo la conquista dell’autonomia amministrativa.

     La “S. Ferdinando Re” favorì quindi la partecipazione di tanti giovani, attraverso un percorso3 fatto di formazione, di studio e di preghiera, alla vita sociale della piccola frazione, in modo tale da far prendere piena consapevolezza delle misere condizioni a cui erano assoggettati ed a cui bisognava affrancarsi quanto prima. Non a caso il 31 marzo del 1946 gli “ericini” di Custonaci chiamati ad eleggere, per la prima volta in era repubblicana, i propri amministratori designarono al Consiglio comunale in loro rappresentanza proprio Angelo Messina2, che seppe sfruttare al meglio la propaganda del suo partito (Democrazia Cristiana) incentrata sull’erezione a comune autonomo della frazione collinare. Grazie all’incessante spinta prodotta dal neoconsigliere fu subito messo in discussione, malgrado l’ostruzionismo di un’Amministrazione contraria ad ogni ipotesi di smembramento, il problema del rapporto tra la “vetta” e le campagne circostanti. Emersero così le aspirazioni autonomistiche non solo di Custonaci, ma anche delle altre contrade dell’Agro-ericino (Buseto Palizzolo, San Vito Lo Capo e San Marco-Paparella (l’attuale Valderice)) che peraltro si concretizzeranno gradualmente in meno di un decennio.

      Va altresì aggiunto che questa entusiasmante stagione poté avvalersi, per il raggiungimento del tanto agognato traguardo autonomistico, di un ulteriore apporto oltre a quello chiaramente dei giovani della “S. Ferdinando Re”, cioè quello “indiretto” di dirigenti diocesani del calibro di Bernardo Mattarella4 e di Giuseppe Di Blasi5 che si sarebbero in seguito concretamente spesi per agevolare, nelle appropriate sedi istituzionali, le legittime ambizioni di autodeterminazione dei custonacesi.

      Ovviamente in quel particolare frangente ebbe un’importanza basilare, e non poteva del resto essere diversamente, anche il celebre Santuario mariano, la cui presenza d’altra parte caratterizza ancora oggi l’identità dei custonacesi non soltanto, come è naturale che sia, dal punto di vista spirituale, ma anche da quello sociale. Se Custonaci è nata infatti urbanisticamente attorno al Santuario, non vi può essere dubbio alcuno che per quel che concerne l’aspetto istituzionale sia nata, come andremo a vedere meglio in seguito, addirittura “all’interno” dell’edificio religioso.

      Per tutte queste motivazioni ritengo fosse doveroso a distanza di tanto, forse troppo, tempo approfondire la cronistoria dell’associazionismo cattolico custonacese al fine di ottenere, anche seppur sinteticamente, un quadro d’insieme su che cosa sia stata, e su che cosa abbia realmente rappresentato, l’esperienza della “S. Ferdinando Re” per Custonaci. Da sempre infatti, pur accennando occasionalmente alla sua esistenza, non si è mai entrati nel merito di quella interessante vicenda che ha caratterizzato una fase estremamente importante della storia recente della cittadina collinare.

 

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1 A quel tempo Erice era per estensione il secondo comune dell’intera Isola, veniva infatti superato solo da Monreale.

2 L’incarico di Presidente gli fu conferito il 25 agosto del 1933 direttamente dalla Curia Vescovile di Trapani, nella persona del
Vescovo Ferdinando Ricca (1932-1947), e verrà poi riconfermato nel 1935 e nel 1939.

3 AA.VV., La Fonte - Aspiranti, Roma, AVE Edizioni, 1947.

4 L’On. Mattarella, Segretario regionale e Consigliere superiore della Gioventù Cattolica e poi Presidente Diocesano degli Uomini Cattolici, ricoprì numerosi incarichi di primissimo piano tra i quali più volte Ministro della Repubblica (Marina Mercantile, Trasporti, Commercio Estero, Poste, Agricoltura e Foreste).

5 L’On. Di Blasi, Presidente del Circolo “C. Piazza” di Santa Ninfa e Presidente Diocesano dell’Azione Cattolica, rivestì la carica di Assessore regionale ai Trasporti, Comunicazioni, Pesca e Attività Marinare.